CASE HISTORY: 52.000 EURO DA NON RESTITUIRE ALLA BANCA

CASE HISTORY: 52.000 EURO DA NON RESTITUIRE ALLA BANCA

CASE HISTORY: 52.000 EURO DA NON RESTITUIRE ALLA BANCA

Non è la prima volta che ci troviamo a raccontare felicemente di un rimborso o una restituzione ottenuta per un nostro cliente da un istituto di credito: è sufficiente scorrere il nostro blog per trovare situazioni come quella che stiamo per raccontarvi.

La nota particolarmente positiva, però, è parlare di successi raggiunti durante un periodo di crisi come quella che stiamo vivendo: è fortemente motivante sentirsi d’aiuto ad altri imprenditori specie in un periodo come questo.

Parleremo quindi di un’azienda in provincia di Torino (ma potrebbe essere tranquillamente la vostra storia) ed anche in questo caso, per ovvi motivi di privacy, siamo costretti a non rendere pubbliche le identità, come potete vedere dall’art. 11 dell’accordo transattivo.

La loro storia con noi nasce circa 1 anno fa, nel febbraio 2020, incuriositi dalle notizie che avevano sentito e letto su di noi.

Dopo un primo sguardo sulla loro complessiva situazione verso gli istituti di credito, in particolare ci colpiscono 3 conti correnti con affidamenti presso 3 banche differenti.

Uno di questi rapporti bancari (l’oggetto di questo articolo), veniva poi gravato da un successivo mutuo per circa 90.000 euro, garantito da ipoteca e fideiussione dei soci.

Una situazione, insomma, che pesava di molto sul patrimonio e sulla gestione finanziaria dell’azienda.

Recuperata la documentazione necessaria alle analisi, procedevamomo quindi ad effettuare i nostri calcoli, con la supervisione dello Studio Legale d’Andrea a fornire i presupposti legislativi e giurisprudenziali necessari: i nostri sospetti si rivelavano così fondati.

Solo per quanto riguarda il conto corrente, in base alla (incompleta) documentazione fornitaci per effettuare le analisi, emergevano vizi ed illeciti importanti, soprattutto sul fronte del reato di usura.

 

D’accordo con l’azienda procedevamo così a richiedere alla banca la documentazione mancante ai sensi dell’art. 119 del T.U.B. e ad intraprendere un’iniziativa stragiudiziale per il recupero di quanto emerso dalle nostre analisi.

Recuperata la documentazione in possesso della banca (anche quella purtroppo incompleta a causa di fusioni, traslochi di sedi ecc.), la negoziazione ci ha visti protagonisti di una mediazione civile a cui abbiamo fornito una perizia econometrica ben argomentata e che l’avv. D’Andrea ha saputo magistralmente supportare.

Purtroppo nemmeno la mediazione portava i risultati sperati, ma i contatti con la banca continuavano: era chiara a tutti la volontà delle parti di trovare una soluzione equa, veloce e a vantaggio di tutti.

Il risultato tardava ad arrivare: qualche giorno fa l’istituto di credito si impegnava a restituire 52.000 euro al nostro cliente.

Il tutto senza coinvolgere nessun giudice o frequentare le aule (reali o virtuali) dei tribunali.

 

Le soddisfazioni, però, non finiscono qui.

Cercate nel nostro blog: troverete un’altra storia simile a questa, pochi mesi fa.

Per questa azienda avevamo ottenuto, in ancora meno tempo, un rimborso di 40.000 euro!

Quanto fa 52.000 + 40.000? Fa 92.000 euro? Un bel rimborso, non vi pare?

Vi diremo di più: fa 92.000 euro… ma non solo.

L’azienda è infatti la stessa. E il conto corrente di cui vi abbiamo parlato oggi si trovava, fino a qualche giorno fa, in posizione debitoria di € 84.000.

Il rimborso di 52.000 non è quindi sufficiente a coprire il rientro e probabilmente, in un’altra situazione, vista la gravità e l’ammontare degli illeciti e la crisi in corso, non ci saremmo accontentati di questi rimborso, perseguendo, per entrambe le posizioni, le vie giudiziali.

 

Ma la crisi c’è e va affrontata subito, le cause durano anni e le aziende hanno bisogno delle banche ora, per poter meglio finanziarsi, sopravvivere e crescere.

Abbiamo ragionato e condiviso con imprenditori intelligenti una visione d’insieme che ci portasse ad azzerare il debito bancario, liberare fideiussioni e garanzie personali nel più breve tempo possibile e senza gravare l’azienda di ulteriori debiti.

 

 

Un rimborso ha così supportato l’altro, con anche una piccola plusvalenza e l’azienda oggi guarda al futuro con meno pesi sulle spalle.

 

Dulcis in fundo? I nostri compensi ci sono stati pagati parzialmente in compensazione tramite il Circuito BexB! …ma di questo ne parleremo in un’altra storia.

Add your Comment