OLTRE 300.000 EURO DI RIMBORSO SCONFIGGONO OGNI (IMMOTIVATA) PAURA

OLTRE 300.000 EURO DI RIMBORSO SCONFIGGONO OGNI (IMMOTIVATA) PAURA

OLTRE 300.000 EURO DI RIMBORSO SCONFIGGONO OGNI (IMMOTIVATA) PAURA

E’ un caso di successo recente, di cui andiamo particolarmente orgogliosi, che vi raccontiamo non solo per dirvi quanto siamo bravi, oltre che oggettivamente bellissimi (si scherza neh); non è il primo caso di questo genere di cui parliamo, potete trovare altre storie simili a questa cliccando qui, oppure qui, oppure qui, oppure qui, e anche qui; di altri casi invece non scriviamo perché vincolati al riserbo da accordi o da esigenze particolari, oggi ci sembra il caso di farlo anche per far riflettere gli imprenditori che non abbiano ancora pensato di far analizzare i propri rapporti bancari, aperti o già estinti e, perché no, i professionisti che in qualche modo consigliano l’imprenditore per quanto riguarda la gestione delle risorse finanziarie o bancarie dell’azienda.
Si sa che gli esempi, le storie vere, valgono più di qualsiasi teoria o spiegazione.

La storia in 74 parole

Un imprenditore nel novembre 2018 si rivolge a noi per capire qualcosa di più sugli illeciti bancari, convinto che ci sia qualcosa che non va nei suoi rapporti con gli istituti di credito. 
Non gli tornano i conti, in sostanza.
Dopo 4 anni una sentenza esecutiva del Tribunale di Napoli intima all’Istituto di Credito di pagargli € 257.638,01 oltre interessi oltre le spese legali (una cifra quindi compresa tra i 300 e i 350.000 euro).

I dettagliGuardiamo i dettagli

Dopo avergli spiegato i principali vizi, illeciti, indebiti che riscontriamo da anni in conti correnti, mutui, finanziamenti, leasing ecc., come funzionano le eventuali attività di rivendicazione (contatto con l’istituto di credito, eventuale mediazione civile, eventuale causa) e dopo aver esaminato lo stato (attuale e passato) dei suoi rapporti con le banche, lo convinciamo ad analizzare, “per prova”, un conto che lui aveva chiuso diversi anni fa, al quale l’imprenditore nemmeno pensava più, presso un importante istituto di credito. 

Le paure erano le solite che riscontriamo ogni volta che spieghiamo a qualcuno cosa vuol dire analizzare e rivendicare un rapporto bancario: 


“Se contesto una banca non potrò più accedere al credito nemmeno con le altre banche”
“Le banche ora mi chiederanno il rientro”
“Sarò segnalato in centrale rischi”
Ecc. ecc. ecc.


Tutte ansie inutili e infondate ma che, come tutte le paure, anche se prive di fondamento o razionalità, paralizzano (si veda anche qui, circa a metà pagina) e spesso precludono opportunità.

Tutto sommato, però, il conto già estinto da tanti anni, sul quale aveva messo una pietra sopra gli sembrava essere un buon compromesso tra le sue paure e le nostre rassicurazioni: era “meno pericoloso”.
Un conto come tanti: 1 ordinario con 3 conti collegati sui quali operavano un fido di cassa ed anticipo effetti per circa 200.000 euro di credito. Come capita a moltissime aziende.
Purtroppo per 1 dei conti collegati i termini per la rivendicazione (10 anni dalla data di estinzione, erano già scaduti).
Per gli altri 2 invece c’erano ancora possibilità di intervento. Il periodo analizzato è stato dal 1/10/2002 al 31/12/2008 (sostanzialmente 5 anni) per il conto corrente ordinario e da agosto 2003 al 31/12/2008 per il conto collegato ancora rivendicabile (meno di 5 anni).

Ricordiamo ancora i borbottii colmi di scetticismo delle collaboratrici dell’imprenditore nel dover andare a frugare negli scatoloni per cercare e recuperare trimestrali scalari e contratti. «Tempo buttato» e noi a ripetere loro che si trattava di “tempo investito”.

Nel giro di qualche giorno dalle nostre analisi emerge una situazione “interessante” e che, nonostante la nostra proverbiale prudenza nell’analisi, laddove eliminiamo ogni possibile irregolarità che non siamo più che certi di poter rivendicare con fermezza, vede un ammontare di irregolarità, illeciti e indebiti superiore ai 250.000 euro.

Con l’avv. Angelo D’Andrea (nostro partner storico) procediamo quindi alle necessarie attività di rivendicazione.
La mediazione civile non va a buon fine. 
Peccato. I tempi si allungano.
La causa intentata presso il Tribunale di Napoli si conclude venerdì 9 dicembre u.s. con la sentenza n. 10982/22 che condanna l’istituto di credito al pagamento di € 257.638,01 oltre interessi oltre le spese legali (una cifra quindi compresa tra i 300 e i 350.000 euro), confermando tutti i nostri rilievi.


Nota di merito: noi avremo anche fatto analisi precise e prudenti, una perizia accurata, prudente e ben documentata (fateci dire come sempre, senza falsa modestia), ma l’avv. Angelo d’Andrea è stato ancora più strepitoso del solito e in questo caso siamo assolutamente certi di poter affermare: come sempre.


Babbo NataleBabbo Natale porta doni anche alle imprese quest’anno

Sarà sicuramente un Natale diverso per l’azienda e per l’imprenditore che, nel 2023 potrà guardare al futuro della propria impresa con un ottimismo diverso e opportunità diverse da quanto pensasse anche solo 3 settimane fa (e al suo conto corrente con un saldo diverso).
Forse anche perché, a paure scomparse, ora, uno alla volta, analizzerà e, se del caso, rivendicherà (vedremo in quale modo) ogni rapporto possibile con le banche. 

“Non ho opinioni. Fanno male agli affari”Jerome Lawrence

Sentenziava cinicamente Jerome Lawrence e anche in questo caso il suo aforisma ci sembra decisamente azzeccato. 
Ognuno può trarre le conclusioni che vuole da questa storia: sicuramente tutte legittime.
Ne citiamo qualcuna emersa in questi giorni parlandone con imprenditori, avvocati ecc. 

Probabilmente qualcuno starà pensando che si tratti di un “caso limite”. 257.000 euro circa di illeciti, laddove sostanzialmente l’entità delle spese pagate ha superato, in circa 5 anni l’entità dell’affidamento. 
Una sorta di interesse del 20% annuo.
Quelle cose che capitano agli altri, «io sono attento, difficile che possa essere così anche per me». E’ una frase che, nelle varie sfumature abbiamo sentito centinaia di volte e altrettante volte, davanti ai numeri derivanti dalle analisi, abbiamo sorriso all’imprenditore mentre strabuzzava gli occhi.
Non è un caso limite: ci troviamo davanti a casi come questo, spesso anche più “cospicui”, con una certa frequenza. Non sempre gli accordi di riservatezza ci permettono di parlarne, molti contenziosi sono ancora in corso.
Un ammontare di irregolarità, illeciti e indebiti tra il 10 e il 25% annui è assolutamente nella media delle nostre esperienze.

I più tecnici potranno esporre considerazioni circa la documentazione mancante, l’andamento della causa ecc. e anche per questa obiezione potremmo rispondere allo stesso modo: capita frequentemente. Capita anche di “peggio”.

Qualcun altro potrebbe obiettare che ci sono voluti 4 anni per concludere la rivendicazione. 
La risposta più facile: oltre 300.000 euro non valgono 4 anni?
E comunque è vero. Noi, d’accordo con il nostro cliente, avremmo anche cercato un accordo extragiudiziale: l’avremmo risolta in 6 mesi, anche rinunciando ad una parte della somma: l’istituto di credito però non ha voluto prenderlo in considerazione.

Qualcun altro invece spesso ci dice che si perde un sacco di tempo a trovare la documentazione, proprio come le collaboratrici del nostro cliente. 
Risposta fin troppo facile: oltre 300.000 euro. Si perde o si investe del tempo?

Qualcuno ancora si starà chiedendo che futuro potrà mai avere questo imprenditore con le banche dopo questa sentenza. 
Non siamo veggenti ma abbiamo esperienza e conosciamo le regole, la risposta è una sola: lo stesso futuro che hanno gli imprenditori che non hanno rivendicato illeciti bancari con una sola differenza: oltre 300.000 euro a disposizione, “piovuti dal cielo”. Non c’è nessuna banca dati segreta, nessuna preclusione al credito, nessuna segnalazione in centrale rischi ecc. ecc. sono operazioni, se fatte con professionisti seri, sicure e profittevoli

Premesso che…

  • sarebbe bene aver chiaro lo stato di ogni rapporto di debito bancario in essere o già estinto negli ultimi 10 anni, che siano conti correnti, mutui, leasing, finanziamenti, fideiussioni, derivati, swap ecc. almeno sapere lo stato delle cose…
  • analizzare un rapporto di debito con una banca è il più delle volte gratuito o al massimo costa poche centinaia di euro.
  • analizzare un non comporta nessun tipo di contatto con l’istituto di credito e/o rischio (anche se, ripetiamo, non ne esistono): la documentazione che occorre è poca ed è presso la vostra azienda
  • analizzare rapporto di debito con una banca non vuol dire necessariamente poi un’attività di rivendicazione. Potrebbe essere un rapporto a norma, potrebbe contenere illeciti, irregolarità, indebiti ma non in quantità sufficiente da giustificare attività di rivendicazione, potreste non volerlo voi e basta, perché non vi va… Le stesse attività di rivendicazione possono limitarsi al solo contatto con la banca, alla mediazione civile: non necessariamente arrivare fino alla sentenza nel caso non si ottenga un risultato soddisfacente prima. 

Allora…

Conviene considerare senza paure e preconcetti alcuni aspetti.

👉 Le banche, lo ripeteremo alla noia, non sono il diavolo e sono necessarie alla vita di un’azienda. Sono “fornitori di denaro” e come fornitori dovrebbero essere trattati, negoziando condizioni sempre migliori ecc. lo ripetiamo sempre. E se è vero che avendo in mano il denaro, in qualche modo hanno il coltello dalla parte del manico, è anche vero che farsi seguire da professionisti competenti permette risultati migliori. 

Diciamoci la verità, caro imprenditore: ti affidi ad un consulente per qualsiasi cosa, persino per capire se il colore del logo della tua azienda rassicura o inquieta… poi in banca, dove la materia è complessa, spesso confusa, farraginosa, matematica finanziaria, centrale rischi ecc. ecc. preferisci andarci da solo, senza farti aiutare da nessuno! La sfida è impari la maggior parte delle volte.

👉 Diciamo sempre ai nostri potenziali clienti che i risultati più facili si ottengono con le banche con cui si è in ottimi rapporti.
Puoi rivendicare rapporti già estinti, laddove l’unica soluzione, o quasi, è un rimborso in denaro il più lauto possibile, se ti fa meno paura, come nel caso del nostro cliente in questione, ma poter negoziare con una banca con cui si lavora bene, che ci tiene a non perderti come cliente, vuol dire avere molte più possibilità di successo e agire più velocemente. 

👉 Rivendicare un rapporto bancario non vuol dire per forza ottenere, come in questo caso, un assegno circolare con 4-5-6 zeri, può anche voler dire aprire una trattativa con la banca laddove si rinuncia al rimborso a fronte di condizioni migliori,  rinegoziazioni dei rapporti esistenti, apertura di nuove linee di credito ecc. ecc.

Un’ultima “chicca”

Sapete come ha pagato le analisi e la perizia il nostro cliente? 
Vendendo ad altri i suoi prodotti/servizi tramite il Circuito BexB! Sostanzialmente si è ripagato la piccola spesa (anche questa) con del nuovo fatturato. 
Noi di Nexure siamo agenti generali per il Circuito BexB: se volete sapere di più contattateci e/o cliccate qui

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